Archeologia e Antifascismo. Un 25 aprile per Paola Zancani Montuoro

Paola Zancani Montuoro si laureò con lode in archeologia classica un anno dopo la marcia su Roma, nel 1923. La tesi fu  L’origine della decorazione frontonale nei templi greci. Negli anni della formazione universitaria conosce Domenico Zancani, collega archeologo, con cui si sposa prima di partire per Atene, dove seguirà un corso di perfezionamento presso la Scuola Archeologica Italiana. A causa di una violenta forma di tifo, il marito Domenico muore durante il biennio ateniese. La perdita colpirà profondamente la Zancani Montuoro, tale da interrompere la produzione scientifica fino al 1931. ma che da allora si firmerà sempre anche col cognome del marito. Frattanto l’archeologa aveva stretto amicizia con un intellettuale piemontese, Umberto Zanotti Bianco, laureato in giurisprudenza che, dopo la laurea, nel 1910 partì per il sud Italia per promuovere lo sviluppo del meridione. Fondò associazioni, scuole e asili, contribuendo in modo significativo all’alfabetizzazione di un territorio a lungo ignorato dallo Stato.
Ma Zanotti Bianco era un’amicizia scomoda. Nel 1925 egli aderisce al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, e nel 1930 fu attivista presso il movimento antifascista Alleanza per la Libertà. Queste coraggiose prese di posizioni gli limitarono le attività filantropiche, ma fu una fortuna per la Zancani Montuoro, giacché l’intellettuale piemontese poté dedicarsi all’archeologia del sud Italia.

In quegli anni Paola Zancani Montuoro aveva maturato la convinzione di poter rinvenire il tempio di Hera Argiva alla foce del Sele, a Paestum, seguendo le indicazioni di Strabone. Le prime indagini topografiche, compiute grazie al sostegno della Società di studi Magna Grecia, fatte con Zanotti Bianco risalgono al 1934, e confermarono la presenza di un tempio di epoca arcaica. Seguiranno numerose campagne di scavo, fino agli anni ’60 e ’70, che portarono alla luce un patrimonio di reperti e strutture, attestanti uno dei più significativi templi di epoca arcaica in Magna Grecia.
Alle prime scoperte Zanotti Bianco potrà partecipare per poco: nel 1941 viene arrestato perché antifascista, avendo definito il fascismo «un tumore maligno nel corpo della nazione». Sarà liberato caduto il fascismo, e poté proseguire la sua attività politica prima al fianco di De Gasperi e poi di Einaudi.
Oltre alle straordinaria scoperta del tempio di Hera Argiva, Paola Zancani Montuoro contribuirà in modo decisivo allo sviluppo degli studi di Archeologia della Magna Grecia: ricostruirà le centinaia di frammenti dei pinakes locresi, materiale indigeno proveniente dal tempio di Persefone alla Mannella, a Locri Epizefiri; insieme a Zanotti Bianco condurrà le ricerche topografiche dell’antica Sibari, la cui ubicazione allora era ignota; ricerche archeologiche saranno condotte a Francavilla Marittima e nella necropoli di Timpone della Motta, nella Calabria ionica; si occuperà dell’identificazione delle città enotrie di Temesa e Kossa; condurrà studi sul Poseidonion di Poseidonia, sulla leggenda di Epeo, sul toponimo sorrentino Alimuri e sull’epigrafe rupestre osca di Punta della Campanella.

Cosa fu, allora, la Resistenza di Paola Zancani Montuoro? Fu l’essere donna, sola, nell’Italia fascista; fu frequentare intellettuali e attivisti antifascisti; fu trasformare un territorio di confino come il sud Italia in una miniera storica di risposte ad un presente intollerabile; fu respingere, non senza difficoltà da parte del governo, la visione romanocentrica dell’archeologia del tempo. Fu portare alla luce non solo le poleis magnogreche, ma anche e soprattutto la voce dei vinti, gli indigeni né greci né romani che costruivano città, producevano manufatti artistici e intessevano rapporti di convivenza pacifica con le nuove genti venute del mare. Il tempio di Hera Argiva, posto al confine tra la città greca di Posidonia/Paestum e quella etrusca di Pontecagnano evidenziava la costruzione di canali per il dialogo, già in epoca arcaica, tra popoli diversi che decidevano di abitare il medesimo territorio. Tutto ciò era in contrasto con la visione civilizzatrice e imperialistica che il Fascismo dava al mondo classico.
Fu una Resistenza silenziosa e studiosa, la cui eredità è oggi nelle mani di giovani archeologhe e archeologi impegnati a setacciare le maglie della Storia contro le ideologie distorte, i luoghi comuni, i pregiudizi e ogni abuso del passato.

Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco sul fiume Sele. (fonte: www.historiaehistoria.com.br)
Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco sul fiume Sele.
(fonte: http://www.historiaehistoria.com.br)
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