Scavi di Pompei: cinque anni, cinque ministri, un governatore

L’inchiesta seguente è uscita oggi su napolimonitor.it in versione ridotta. Qui è riportata in versione approfondita.

Stefano Caldoro è eletto il 29 marzo 2010 come nuovo presidente della regione Campania. Nel 2010 il tema Pompei è già caldo. Il governo, attraverso il ministro della cultura Sandro Bondi, ha commissariato il sito e lo ha dato in mano a Marcello Fiori, al quale obbediscono tanto la soprintendenza quanto il direttore degli scavi: questi sciorina i numeri della sua gestione, con turisti e introiti in crescita, con la riapertura delle domus di Polibio e dei Casti Amanti. Il ministro Bondi assicura “la totale dedizione, il lavoro serio, quotidiano, per la faticosa risoluzione di problemi lasciati incancrenire per troppo tempo”, e nel mese di ottobre la frangia di centrodestra rivendica i primi importanti risultati: Nicola Cosentino parla di “rivoluzione” nel sito archeologico, fino a poco tempo prima “un vero e proprio suk, assediato da prostitute, scippatori e commercianti abusivi”.

L’ “inversione di tendenza”: manager, privati e fondi UE per la fondazione Pompei

Nel 2010 il tema Pompei è già caldo. Il governo, attraverso il ministro della cultura Sandro Bondi, ha commissariato il sito e lo ha dato in mano ad un commissario speciale, Marcello Fiori, al quale obbediscono tanto la soprintendenza quanto il direttore degli scavi: questi sciorina i numeri della sua gestione, con turisti e introiti in crescita, con la riapertura delle domus di Polibio e dei Casti Amanti, appoggiato dalla nuova giunta regionale. Il ministro Bondi assicura “impegno concreto, la totale dedizione, il lavoro serio, quotidiano, certosino per la faticosa risoluzione di problemi lasciati incancrenire per troppo tempo”, e nel mese di ottobre la frangia di centrodestra rivendica i primi importanti risultati: Nicola Cosentino parla di “rivoluzione” nel sito archeologico, fino a poco tempo fa “un vero e proprio suk, assediato da prostitute, scippatori, pataccari e commercianti abusivi”; per Diana De Feo “Nessun abbandono e umiliazione per Pompei” mentre il presidente della provincia Luigi Cesaro sottolinea la crescita economica del sito che “registra il 20% di presenze in più”. Infine è il presidente Stefano Caldoro a chiudere il giro parlando di “inversione di tendenza” grazie all’opera del ministro Sandro Bondi. Nel febbraio del 2010 era già crollato un pezzo di muro affrescato della Casa dei Casti Amanti, mentre di lì ad un mese, Pompei vede crollare il tetto della Casa dei Gladiatori, una palestra per buona parte di restauro moderno. L’evento diventa simbolo di un degrado che il sito subisce da oltre due secoli. Un’autentica sfortuna per il neo eletto presidente Caldoro, che subito deve intervenire a tappare le falle della precedente gestione. Tuttavia l’archeologo Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei beni culturali, elenca tutti i numeri in crescita del sito, che nel 2010 vede un incremento del 13,26% rispetto all’anno precedente. Nonostante i grandi numeri, la situazione di Pompei porta la regione ad “un ordine del giorno” per metà novembre, per il reperimento delle risorse atte al ripristino della Domus dei Gladiatori di Pompei. Il bene era in restauro dal 2008, ma erano lavori di contenimento e non di impermeabilizzazione, come la struttura avrebbe necessitato. I crolli nel sito continuano, come accade da decenni, solo che ora sono puntualmente registrati: “Evitiamo allarmismi, la situazione a Pompei è continuamente monitorata dalla soprintendenza” smorza il ministro Bondi, mentre per dicembre il ministro stesso, il presidente Cesaro e il presidente Caldoro s’impegnano ad incontrarsi per risolvere la questione del sito in modo radicale. L’idea è quella di trasformare il sito in una fondazione, avendo come modello il museo egizio di Torino. Sul tavolo il ministro Bondi mette 50 milioni di euro e l’idea di una soprintendenza autonoma, così da far ripartire il sito come “attrattore culturale”. Il problema restano i soldi: né regione né provincia possono permettersi una spesa simile, e nemmeno lo stesso ministro Bondi può pretendere tanto dal tesoro. Caldoro auspica “una linea comune per sfruttare i fondi europei”, i cui commissari in quei giorni sono in visita a Pompei, ma tra il presidente della regione e il presidente Cesaro non scorre buon sangue, essendo quest’ultimo vicino a Cosentino, e la collaborazione potrebbe risentirne.

Ad ogni modo, il problema dei soldi non viene risolto nemmeno con l’arrivo di privati che la fondazione consentirebbe, giacché Banca Intesa non erogherebbe più di centomila euro. Resta il secondo stadio della proposta del ministro Bondi: assoldare i manager. Mario Resca è uno di questi, che dopo alcune esperienza nel settore dei fast food, dei trasporti e dell’energia si presta alla cultura, entrando in azione ad inizio 2010, per volontà del ministro Bondi. Resca subito vuole incrementare i ricavi dei musei campani, e scrive al direttore del museo archeologico di Napoli, Amedeo Maiuri, morto nel 1967. Frattanto, l’incontro tra il presidente Caldoro, il presidente Cesaro e il ministro Bondi sembra essere andato bene: il presidente Caldoro accoglie la proposta della soprintendenza speciale che permetterà “un ruolo amministrativo rafforzato e una task force in campo con operai specializzati e archeologi” e sottolinea l’impiego di “fondi Fas nazionali e non regionali”. Col nuovo anno, il governo si muove per i fondi europei: s’impegna a fare un debito progetto per ricevere il denaro da Bruxelles, con l’appoggio di Johannes Hahn, commissario europeo per le politiche regionali, che ricorda come l’Italia sia tra i paesi che ha il maggior numero di finanziamenti. Nel quadriennio 2009-2013 l’unione europea mette in bando 29 miliardi di euro per le politiche regionali, e la regione vuole accaparrarsene una fetta. Il sito vesuviano comincia ad attrarre molti personaggi in cerca di una vetrina: Diego Della Valle è tra questi, e si propone per creare una rete di imprenditori che sovvenzioni il sito: “noi (imprenditori) abbiamo sponsorizzato il Colosseo. Mi impegnerò personalmente perché gli imprenditori napoletani si impegnino per Pompei”. Il 2011 inizia alla grande per Pompei: oltre ai Della Valle, sono pronti a investire Gianni Punzo, partner di Ntv e Aurelio de Laurentiis, col patrocinio di Bondi, entusiasta. Il presidente Caldoro si sente ottimista per la ripresa del sito: tra il 48% dei fondi Fas nazionali non spesi e i fondi europei a Pompei dovrebbero arrivare dieci miliardi di euro. Se a questi si aggiungono fondi regionali e Poin nazionali, si arriva alla cifra di ottanta miliardi in dieci anni, assicura il presidente Caldoro. A far calare gli entusiasmi, però, ci pensa il collega di partito Raffaele Fitto, che ricorda come gli altri fondi europei per il sud non siano stati spesi secondo i dettami richiesti (gli assi ferroviari Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Catania), e questo potrebbe indispettire la corte belga. Tuttavia le premesse buone ci sono, sostiene il presidente Caldoro, e non esclude che dai fondi Poin possa uscire qualcosa pure per il Forum delle Culture 2013, ancora in fase di progettazione nonostante l’assegnazione avvenuta.

Assunzioni e contributi. La missione francese di Galan e Caldoro

Alcuni mesi dopo è cambiato il ministro ma non l’entusiasmo: col nuovo ministro Galan il lavoro riparte da Paolo Graziano, presidente dell’unione industriali, che afferma “il progetto è a buon punto” e che sarà presentato a Caldoro e al ministro. Ad Aprile 2011, tuttavia, la macchina messa in moto dalle eminenze sembra incepparsi. Di certo ci sono i cento milioni dei fondi europei, quelli già previsti dal 2009 e che andranno a sanare le condizioni di Pompei. Poi ci sono i cento milioni extra che Bruxelles avrebbe promesso, ma sia i primi che i secondi prevedono un piano ben strutturato da parte dello stato italiano. E poi ci sono i privati di cui parla il ministro Galan, su cui non si sa nulla, o quasi. Pare che tra i rampanti benefattori ci sia anche Gianni Lettieri, in corsa per la poltrona di palazzo San Giacomo. Sugli altri il ministro Galan non si sbilancia, ma appare tanto sicuro da potersi permettere di ripetere il ritornello dei soldi che arriveranno: “Nel mio Veneto, ma penso anche da voi, sui banchi delle chiese ci sono le targhette con i nomi delle famiglie che li hanno donati”, afferma per fare un paragone convincente, ma che ancora non convince il ministro Tremonti a erogare danaro. “Non è un problema di soldi”, dice il ministro Galan quando incontra il presidente Caldoro e la soprintendente Cinquantaquattro: per attirare i privati, propone il presidente Caldoro, sarà avviato uno STUR, Società di trasformazione urbana che funzioni da attrattore per i privati. Il piano di rilancio avrà un costo iniziale di 105 milioni di euro e si concluderà a dicembre 2015[1]. Il ministro Galan si sbilancia approfittando che la campagna elettorale non è ancora iniziata: “Se sarà eletto Gianni Lettieri so già che ha trovato sponsor per tre domus”. La soprintendente Cinquantaquattro parla del coinvolgimento di quattro università straniere, progetti 3D, scannerizzazioni, mentre il professore Carmine Gambardella della SUN assicura che il sito sarà interamente mappato a costo zero dal suo dipartimento. Accantonata, perciò, l’idea della fondazione e dei commissariamenti, giacché Marcello Fiori è già in vacanza. Entro un mese, assicura il ministro Galan, partiranno le assunzioni di 30 archeologi e 40 tecnici specializzati, quelli del decreto del 23 marzo. “Si attingerà alle graduatorie di concorsi già espletati”, dice il ministro Galan. Per non penalizzare i campani per cui non erano previsti posti, “entro un mese si farà un bando ad hoc”. C’è una ventata di nuovo ottimismo, più carico di quello del precedente ministro Bondi, e se ne fa portavoce anche l’archeologo Carandini, che dopo le dimissioni dalla carica era tornato, cambiando idea: “Sono ottimista. La manutenzione programmata è nuova. Il problema di Pompei in pochi anni sarà risolto”. Un ottimismo crescente, quello della primavera del 2011, che porta il presidente Caldoro ad affermare che il presidente Berlusconi è il politico più attento al sud, e che le università di Napoli e Salerno non hanno nulla da invidiare a Oxford e Cambridge. Pompei passerà da 3 a 5 milioni di visitatori, con parchi a tema, merchandising di qualità, ristoranti, alberghi. Una macchina infermabile.

In estate, tuttavia, l’entusiasmo frena di nuovo. I soldi europei arriveranno a settembre, ma intanto non c’è stata alcuna assunzione di archeologi, di cui Pompei scarseggia. Servono anche architetti, tecnici di scavo, personale amministrativo, marketing, comunicazione. La canicola però sembra rallentare le funzioni vitali del ministero e della regione. Il presidente Caldoro vuole capire cosa sta succedendo alle pendici del Vesuvio e, chiamati i suoi più fidi collaboratori, invia una commissione a fare chiarezza: il resoconto registra che dei fondi PON 2000-2006 ben dieci milioni sono stati assorbiti da un deposito in cemento armato, il cui costo iniziale arrivava a 3 milioni e mezzo, e cinque per una porta accanto all’Anfiteatro, per gestire il traffico dei turisti, che però non è mai stata aperta per l’ “impossibilità di realizzare una condotta di circa 30 metri per il collegamento con la centrale termofrigorifera realizzata in un’area adiacente”. Inoltre, delle Domus restaurate nessuna è visitabile, per diversi motivi. Il ministro Galan non si fa più sentire, ma pare sia in missione segreta in Francia per prendere i contatti con Jean Sarkozy, figlio del presidente transalpino, per aprire un nuovo fronte di finanziamenti da parte dell’imprenditoria francese. Non solo: pare che il ministro Galan intrattenga rapporti, ancora più segreti, con alcuni americani molto interessati al progetto Pompei. Chi offrirà di più vincerà l’antica città. In Italia, però, l’energia sembra essersi esaurita. Senza il ministro Galan a guidare la carica, impegnato in missioni estere, ci pensa il presidente degli industriali napoletani, Paolo Graziano, a rinvigorire gli animi: “la regione riparte da Pompei”, e nell’agosto 2011 la giunta del presidente Caldoro definisce la programmazione dei 20 grandi progetti su cui si concentrerà la spesa dei Por fino al 2015. “Forse è in arrivo la scossa all´economia che aspettavamo da tempo”, commenta Graziano. In autunno riprendono le piogge, e con esse nuovi crolli, che interessano sia le strutture antiche che quelle moderne. Mario Resca, direttore per la valorizzazione, vedendo il pessimismo guadagnare spazio, dà le dritte per rimettere in piedi il sito, espressione del turismo italiano come volano economico: organizzazione, marketing, imprenditori, crescita territoriale, sburocratizzare i passaggi per rendere il mecenatismo più semplice. Di recente l’archeologo Mario Torelli, intervistato da Il Giornale dell’Arte, ha ricordato un aneddoto intorno al manager, che lasciò l’affare Pompei nel 2012: pare che Resca volesse trasformare una palazzina borbonica in ristorante, laddove il direttore degli scavi aveva lasciato alcuni frammenti di muro affrescato, di cui nessuno sapeva nulla. Erano lì in attesa di restauro, ma il manager non sapendo di questa premura degli archeologi, li fece distruggere per consentire la costruzione del ristorante. Ad ogni modo Resca è molto deciso, afferma di adorare Napoli, ma quando la regione gli propone la direzione del Forum delle Culture, approfittando del suo passaggio in Campania, gentilmente declina.

Le piogge autunnali, però, non inibiscono la regione, che organizza un tavolo di coordinamento con le università, alcuni industriali e il presidente Cesaro per rilanciare da Pompei il “marchio Italia”: bisogna organizzarsi bene per i soldi che arriveranno dall’unione europea, 105 milioni per l’esattezza. Un progetto che si sviluppa negli anni 2011-2015 articolato su cinque punti fondamentali: il controllo degli elementi dell´area archeologica, il restauro delle parti del sito, il monitoraggio e la sorveglianza dell´area, il rafforzamento e la supervisione da parte della soprintendenza di tutti i siti di Napoli. Sotto il cielo nuvoloso di novembre il commissario Hahn, il ministro Galan, l’onorevole Fitto, il presidente Caldoro e la soprintendente Cinquantaquattro passeggiano per Pompei, mostrando il sito all’ospite straniero, il quale annuncia che i fondi sono sbloccati per gli anni 2011-2015, e con i primi mesi del 2012 inizieranno i lavori. Qualcuno si lamenta che in cassa ci siano sessanta milioni, nessuno speso per prevenire o restaurare i danni causati dal maltempo. Ma è una riflessione che rischia di rovinare una giornata fatta esclusivamente di sorrisi. Sorrisi giustificati, perché il senato acconsente, con un decreto apposito, ad assumere 25 unità di personale per Pompei: nello specifico 14 architetti, 9 archeologi e 2 funzionari amministrativi, collocati nelle graduatorie degli idonei ai concorsi fatti in altre regioni, perché in Campania non vi sono graduatorie aperte che riguardano queste categorie. Si erano previste 70 unità, ma è solo questione di tempo. Il presidente Caldoro segue la strada aperta dal ministro Galan, e vola a Parigi in missione assieme all’unione industriali della Campania per firmare una lettera rivolta all’élite francese, per creare un modello come il Colosseo, dove accorrono generosi capitali stranieri: una pioggia di fondi per riqualificare l’intera area archeologica vesuviana. Finalmente spuntano i nomi dei mecenati transalpini: si tratta del consorzio Epadesa, con sede alla Défense di Parigi, che riunisce 2500 imprese, pronto a investire 5-10 milioni l’anno senza limite di tempo in progetti di restauro all’interno degli Scavi, mentre l’unione industriali invece si farà promotrice di interventi nell’area vesuviana. Qualche problema sembrano darlo i custodi, in continuo sciopero per le condizioni di lavoro e i ritardi nei pagamenti per le aperture straordinarie.

L’era di Ornaghi e la rinuncia francese

Col 2012 cambia il governo e anche il ministro. Il nuovo ministro Ornaghi aspetta la fine dell’inverno per riprendere il cammino del predecessore: i 105 milioni saranno utilizzati rispettando un calendario rigoroso[2]. Inoltre, tornano i privati: sia i campani che i francesi, stavolta con la deputata Joélle Ceccaldi-Raynaud in rappresentanza dell’Epadesa. Ceccaldi-Raynaud, deputata dell’UMP di Nicholas Sarkozy, parla di un contributo di 5-10 milioni l’anno. Ad hoc si riuniscono il presidente Monti, il ministro Ornaghi, il presidente Caldoro, la soprintendente Cinquantaquattro, il sindaco De Magistris, il prefetto De Martino per discutere del progetto “Grande Pompei” e per defiscalizzare il mecenatismo francese: “È necessario – dice il presidente Monti – che Pompei resti in piedi con elevati standard di qualità e con il contributo di imprese oneste e innovatrici”. Il prefetto De Martino assicura che nemmeno un euro degli appalti finirà in mano alla camorra, mentre saltano fuori i primi cinque bandi per la Casa di Sirico, del Marinaio, dei Dioscuri, delle Pareti rosse e del Criptoportico, ed entro luglio gli altri per le regiones a rischio.

Il 12 marzo 2012, tuttavia, arriva una doccia gelata. I francesi, con una lettera indirizzata al ministro Ornaghi, si ritirano dal progetto: “Il periodo attuale non è il migliore per intraprendere azioni di mecenatismo” scrive Joélle Ceccaldi-Raynaud, con toni ben diversi da quelli della gita a Pompei di alcuni giorni prima. Il problema è la crisi economica, dunque, ma anche lo statuto stesso del consorzio, che darebbe la priorità alle strutture pubbliche del territorio nazionale francese. Una dimenticanza, quella dei francesi, giunta quattro mesi dopo il grande incontro di novembre, quando il ministro Galan e il presidente Caldoro andarono a Parigi, che valeva bene un viaggio ma non Pompei. Ceccaldi-Raynaud, tuttavia, rassicura che continuerà a “occuparsi discretamente di Pompei” dalla sua postazione francese. Più stizzite le dichiarazioni del sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari, il quale afferma che i francesi “volevano gli appalti senza fare le gare”: una frase così dura da far ipotizzare all’architetto Antonio Irlando, dell’osservatorio patrimonio culturale, manovre illegali, che necessiterebbero indagini politiche e giudiziarie.
Il presidente Caldoro ci resta male, ma assolve i francesi: la colpa è della crisi che costringe il privato a puntare al proprio core business. Mancano, sostiene il presidente Caldoro, “crediti di imposta specifici o più semplicemente a fiscalità agevolata come è nel mondo anglossassone rispetto a questi temi”. E poi, continua, i tempi: “I tempi certi sono fondamentali per chi investe e invece a Pompei, anche per interventi extra moenia, bisogna fare i conti con tantissimi strumenti e altrettanti interlocutori. Così i privati si scoraggiano”. E’ pienamente d’accordo anche il presidente Paolo Graziano, che annuncia il ritiro anche degli industriali napoletani dal progetto Pompei: “è davvero triste che quello che si poteva chiudere in 30 giorni sia stato vanificato: la volontà dei francesi era chiara, il ministero non ha saputo cogliere l’occasione ed oggi ci troviamo a parlare dell’ennesima beffa”. Problemi di tempismo, ancora, e di velocità, giacché i soldi “viaggiano veloci” e il ministero è stato lento e goffo a non approfittarne, oltre che a non offrire adeguate contropartite lucrabili per i mecenati. Restano solo i fondi dell’UE, quelli promessi dal commissario Hahn, sotto l’ombrellone di questa estate pompeiana. L’area archeologica vesuviana, dopo le illusioni dei mecenati, perde d’interesse per il governo, che sembra indaffarato in altre cose. Non per la magistratura, però, che nel febbraio 2013 indaga l’ex commissario speciale Marcello Fiori, che gestì il sito nel 2010. La procura di Torre Annunziata contesta al commissario speciale Fiori di aver utilizzato i fondi erogati non per i lavori previsti, bensì per restaurare il Teatro Grande di Pompei e finanziarvi gli spettacoli. Restauro fatto dalla ditta Caccavo che, oltre a ricoprire il materiale antico con tufo moderno, è accusata di frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e di aver gonfiato i costi degli appalti del quattrocento per cento: “forniture di 1500 euro diventavano 8 mila e 400, oppure forniture di nemmeno 4 mila euro che lievitavano fino a 18 mila 600”, afferma la Guardia di Finanzia di Torre Annunziata. Notizie che mettono di malumore l’intellighentia pro-Pompei, proprio nel giorno in cui il commissario Hahn arriva nel sito per vedere l’avvio dei restauri delle cinque domus finanziate dall’unione europea.

Teatro tra Siani e Bray

Le beghe del commissario speciale Fiori, tuttavia, non oscurano la positiva visita del commissario Hahn, assieme ai ministri Ornaghi, Cancellieri e Barca, la soprintendente Cinquataquattro e il presidente Caldoro. Hahn è molto contento dell’avvio dei lavori, sintomo della trasformazione di un progetto teorico in “progetto tangibile”, ed elargisce complimenti alla Campania e all’Italia, che nel 2012 è stata la nazione migliore in fatto di politiche di coesione. Purtroppo l’estate 2013 porta pochi turisti, in Italia come a Pompei, e nonostante la lentezza dei lavori e l’assenza di qualsiasi altra iniziativa, la soprintendente Cinquataquattro tranquillizza: “Gli ispettori hanno preso visione dei problemi e di quanto abbiamo fatto già mesi fa e rispetto ad allora non c’è niente di nuovo”, dichiara. In più, annuncia, nei prossimi giorni partiranno “le procedure per l’assegnazione dei lavori del Grande Progetto Pompei. E grazie ai lavori effettuati – assicura – non c’è da preoccuparsi”. A rinfrancare gli spiriti di questa estate, tuttavia, c’è il nuovo ministro Massimo Bray. Il ministro Bray inizia i suoi buoni uffici con due punti fondamentali: salvare Pompei e aumentare l’occupazione nel campo della cultura. Il secondo punto è ottemperato da un concorso per uno stage di sei mesi come catalogatore di immagini cartacee, da registrare in un database informatico. Potranno partecipare solo coloro che hanno avuto il massimo dei voti e un’eccellente conoscenza dell’inglese, per una paga di poco inferiore ai cinquecento euro mensili. Maggiori saranno gli anni di esperienza, maggiori le possibilità di vincere il concorso: “Un’occasione per i giovani professionisti”, dichiara il ministro Bray. La questione Pompei, invece, va perseguita nella strada tracciata: nascerà una soprintendenza autonoma per Pompei e l’area vesuviana, come un decreto di inizia agosto conferma, “nascerà un Progetto Pompei per le iniziative di coordinamento fuori dal sito archeologico, ci sarà un direttore generale che garantirà il rispetto degli impegni relativamente ai bandi per Pompei che avrà una sua soprintendenza speciale, con Ercolano e Stabia”. Niente più Progetto Grande Pompei, ma una significativa omissione dell’aggettivo. Per il resto, trasformare il sito nel cavallo di battaglia dell’industria turistica italiana rimane l’obiettivo primario. Frattanto negli ultimi mesi, quelli che avevano visto l’ascesa del governo di Errico Letta, erano successe un po’ di cose: oltre al calo dei turisti e ad alcuni furti, si era aggiunta l’assegnazione di una parte della necropoli alla proprietaria del terreno, un agrumeto, per volontà del TAR, e lo show di Alessandro Siani che sarebbe dovuto avvenire nel Teatro Grande di Pompei, per sostenere la causa del sito, poi annullato per l’enorme quantità di biglietti (del costo compreso tra i 50 e i 70 euro) regalati e posti assegnati a numerosi decurioni campani. Pare, inoltre, che la soprintendenza avesse ridotto il numero dei posti disponibili ai biglietti già venduti, col risultato che molti paganti rimanessero in piedi. La stessa soprintendenza, tuttavia, tramite un comunicato ufficiale si dichiara dispiaciuta per l’accaduto e addossa le responsabilità del fattaccio agli organizzatori: la soprintendenza avrebbe solo gestito i biglietti a pagamento, ignara dei numerosi omaggi. Alessandro Siani, annullato l’evento, ha comunque deciso di devolvere l’incasso – ventimila euro – alla soprintendenza e ai lavoratori del sito. Ma è acqua passata. Con il nuovo decreto Valore Cultura ci sarà un direttore generale del Progetto Pompei che “dovrà definire le emergenze, assicurare lo svolgimento delle gare, migliorare la gestione del sito e delle spese”. Anche il presidente Caldoro è contento della svolta: “Bene, benissimo il governo su Pompei. La nostra intuizione sarà così vincente”. Insomma, siamo sui binari giusti. Bray lavora alacremente, ha in testa molte idee, e sa che c’è sintonia col presidente Caldoro. Il ministro pensa di aggiungere alla nuova direzione dell’affaire Pompei anche il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, che dal 2007 al 2010 è stato a capo del nucleo per la tutela del patrimonio. Il generale farà da supervisore affinché nessuna attività illecita sia perpetrata all’interno del sito.

Verso la soluzione finale: una nuova soprintendenza

Purtroppo i giri della politica sono imprevedibili e l’era di Letta sorge e tramonta come il sole autunnale scandinavo. Con il presidente Renzi nuovo capo di stato, è scelto come ministro dei beni culturali Dario Franceschini, e cambia anche il soprintendente di Pompei che diviene Massimo Osanna, professore di archeologia presso l’università della Basilicata, che si presenta “ottimista per natura”. Il soprintendente Osanna si dice soddisfatto dei lavori svolti e dell’aria di intesa che si respira: sintomo di una nuova ventata è il completamento del restauro della Casa del Criptoportico, una delle cinque in programma con i fondi europei, e che torna ad essere fruibile poco più di un anno dopo dalla visita del ministro Ornaghi con i ministri Cancellieri e Barca, del commissario Hahn e del presidente Caldoro. L’operazione è costata 340 mila euro dei centocinque milioni europei erogati, e presto si passerà alle altre case. L’unico non contento è l’architetto Irlando, che fa sapere che quei cantieri, come altri, sono oggetto di un indagine della guardia di finanza, la stessa che aveva coinvolto l’ex commissario straordinario Marcello Fiori. Secondo l’inchiesta, infatti, i lavori sono stati aggiudicati tutti con ribassi superiori al 50% e con il record verificatosi proprio con la Casa del Criptoportico, i cui lavori sono stati assegnati con un importo decurtato del 56,7%, rispetto alla cifra iniziale di progetto. Salvo questi problemi, la nuova squadra di governo e le nomine recenti degli apparati amministrativi mantengono il buonumore, se non fosse che il maltempo torna a rovinare tutto. Con i primi di marzo del 2014 alcune strutture subiscono danni, mentre altre marciscono, e questo fa terminare la pazienza del presidente Caldoro, che ricorda gli sforzi compiuti da lui e dai suoi: “Siamo stati noi, alla Regione Campania, a trovare le risorse per il Grande progetto Pompei: i 105 milioni di euro di fondi. Siamo stati noi a sbloccare i finanziamenti con la Ue. Siamo stati noi a fare andare avanti gli investimenti per il Porto di Napoli dove, solo per approvare il piano regolatore, sono necessari 49 passaggi burocratici e istituzionali. Ma dallo Stato non è stato fatto mai un passo avanti”. Insomma, se fosse per il presidente Caldoro, Pompei funzionerebbe come il Louvre. Tuttavia le competenze vanno divise sia con lo stato centrale sia con la soprintendenza, che è l’appendice ministeriale di competenza. Ma lo stato latita, sostiene il presidente, e la girandola di ministri – cinque in cinque anni – non facilità il compito. Quale soluzione, allora? Il presidente Caldoro ha già tutto in mente: “sarebbe necessario dotare la Soprintendenza archeologica di competenze gestionali. Mi pare sia stato chiuso un solo cantiere sui 39 previsti. C’è bisogno di soggetti attuatori ben individuati: una sorta di struttura commissariale ad acta che tenga dentro tutte le competenze di una conferenza dei servizi”. Una struttura ad anello: dopo quattro anni dall’ultimo commissario straordinario, silurato e lasciato a disposizione degli uffici della procura della repubblica, si torna a proporre il commissario straordinario. Ora, però, non c’è più l’entusiasmo di appena un anno fa, quando gli emissari di Bruxelles e le delegazioni nazionali elogiavano il sito archeologico, le maestranze, gli organi preposti e i programmi accurati: il 31 dicembre 2015, giorno di termine dei lavori, si avvicina sempre più. Il ministro Franceschini capisce la situazione e in quella fine di inverno 2014 telefona al presidente Caldoro: a Roma è stato istituito un “ufficio di crisi” per Pompei, da cui scaturisce una Legge Obiettivo, come già era stato fatto per il centro direzionale e la tangenziale a Napoli. Un organo attuatore per le moltissime cose in programma[3]. Tuttavia il commissario Hahn si dice preoccupato per i continui crolli, ma il ministro Franceschini lo rassicura: “La riunione su Pompei ha sbloccato concretamente molte misure che metteranno la macchina in condizione di funzionare. Il commissario europeo Hahn può avere la certezza che lo Stato italiano si sta prendendo cura di Pompei sia per l’emergenza che per la prospettiva”. Nel giugno successivo torna in auge il Grande Progetto Pompei, con il ritorno dell’aggettivo che qualifica le buone intenzioni degli autori. E’ quello del commissario Hahn e dei soldi europei, per intenderci. In quei giorni è il commissario stesso che, assieme al ministro Franceschini, torna a Pompei per vedere lo stato dei lavori. Purtroppo, osserva che solo l’1% delle risorse è stato impiegato, e inoltre “ulteriori 25 milioni dei 105 complessivi sono stati impegnati per lavori già in corso. Ma il restante 75% va speso assolutamente entro la fine del prossimo anno”. Mancano infatti diciotto mesi alla scadenza del bando europeo, alla fine dei quali gli eventuali fondi rimasti ritorneranno sotto l’egida del presidente Junker. La collaborazione col governo italiano diventa strettissima: da giugno 2014 in poi, ci saranno monitoraggi ogni quattro mesi, per verificare l’andamento dei lavori e intervenire tempestivamente qualora dovessero palesarsi intoppi. “La sfida di Pompei è la sfida del Paese, è la sfida dell’Europa” commenta il ministro Franceschini, “Andiamo avanti speditamente” aggiunge il presidente Caldoro. Ora che tutto fila liscio, i governi regionale e centrale possono occuparsi di altre questioni. Sul finire di anno, quando i lavori dell’Expo prendono finalmente un abbrivio convincente, il ministro Franceschini riunisce i suoi e gli onorevoli campani a Capodimonte, per parlare di una sua idea: “Pompei and Europe”, la mostra che partirà assieme all’Expo e che avrà luogo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’esposizione verterà sulla Pompei vista dai viaggiatori italiani ed europei, che l’hanno ritratta tra il XVII e gli anni quaranta del XX secolo, a cura del soprintendente Osanna. L’idea è quella di trattenere i turisti dell’Expo tanto in Italia quanto in Europa, considerando che è atteso “un milione di Cinesi” che avrà premura di muoversi per la penisola e per il vecchio continente a caccia di attrazioni. “Bisogna puntare sull’attrattività, allargare il campo dell’offerta, scegliere oltre alla cultura, anche l’infrastruttura affinché il turista stia bene qui in Campania”, afferma il presidente Caldoro, in attesa che altre iniziative affollino l’agenda della cultura di massa in Campania in concomitanza con l’Expo.

Il 2015 si apre nel migliore dei modi: il ministro Franceschini si riunisce con l’eminenza campana, capeggiata dal presidente Caldoro, per dare una svolta a Pompei, il cui progetto oramai viaggia da solo. L’idea è quella, poiché il sito ha ripreso a marciare, di rilanciare anche il territorio circostante: “tutto ciò si potrà realizzare con la collaborazione di Comuni, Regione e Stato”, afferma il ministro. La riunione è stata l’occasione per insediare ufficialmente il Comitato di gestione previsto dal decreto istitutivo del Grande progetto Pompei del 2013. Il suo compito è quello dell’approvazione del piano strategico per il rilancio della «buffer zone» afferenti i siti Unesco di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata[4]. Il presidente Caldoro è contento dell’intesa col ministro Franceschini: “Credo che debba finire la polemica sul rischio di perdere i fondi per l’intra moenia. Premesso che bisogna spenderli tutti, ed è stata una mia raccomandazione ai soggetti attuatori affinché si faccia presto, è evidente che si tratta di risorse per il Grande progetto che ora rientra nella fase ponte”.  Il presidente è sicuro e ottimista, anche se “la vera scommessa è il coinvolgimento dei privati” e vi è bisogno di “certezze sui tempi e chiarezza sugli investimenti”. Ad assicurare la riuscita anche di questo progetto, sottolinea il presidente Caldoro, sono gli strumenti legislativi messi a punto dal governo, per “velocizzare e coordinare gli investimenti, come ad esempio il modello previsto dal decreto Bagnoli”.

Epilogo

Buone leggi per un buon sito archeologico, pianifica il pericle molisano, presidente Caldoro. A confermare la bontà di queste intese è il bando che a fine marzo 2015 pubblica Ales, società privata di proprietà dello stato, esperta in gestione del patrimonio culturale. Si tratta di 30 posizioni, di cui quattro archeologi, tredici operai, otto restauratori, cinque unità di trasporto e pulizia. Costoro si vanno ad aggiungere alle 25 unità di due anni prima, per un totale di 55 assunzioni su 70 previste dal riformismo di Galan. Di queste settanta, trenta dovevano essere archeologi, ma con il bando di Ales raggiungono quota 13, meno degli architetti. Nel bando non sono specificati né la durata del contratto né il compenso: eccessi di zelo per un progetto che, dopo i debiti sforzi, è divenuto esempio di cura, gestione e valorizzazione.


[1] Della somma stanziata, la gran parte – 85 milioni di euro – servirà per finanziare il piano delle opere, cioè i lavori di restauro, anche preventivo, degli edifici, di almeno 39 domus. Sette milioni di euro sono destinati al piano della fruizione e della comunicazione, cioè all’adeguamento dei servizi al pubblico e alla promozione del sito. Ancora: 8,2 milioni sono per il piano della conoscenza, che servirà a verificare lo stato di conservazione degli edifici e delle superfici e le condizioni strutturali del sito.

[2] A fine marzo 5 bandi per consolidamento e restauro di 5 domus; a metà aprile bando per la riduzione del rischio idrogeologico nel terrapieno delle regiones III e IX, ossia l’area interessata dal crollo del novembre 2010 lungo via dell’Abbondanza; entro il 31 luglio bandi per la messa in sicurezza di tre regiones e bando per il consolidamento e il restauro delle murature e degli apparati decorativi, e l’apertura al pubblico di almeno una domus lungo il percorso di visita, al momento chiusa; entro il 31 dicembre 2012 bandi per la messa in sicurezza delle altre cinque Regiones (in tutto sono nove). Il progetto si concluderà a fine 2015.

[3] Il completamento delle procedure di nomina di Massimo Osanna che prenderà servizio come soprintendente; l’invio per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità europea del bando per il Piano della conoscenza del valore di 8,2 milioni di euro; l’accelerazione dell’esame delle proposte pervenute per la gara per la realizzazione del sistema informativo geografico di Pompei del valore di 500.000 euro che servirà di base per la futura programmazione di tutti gli interventi di conservazione nell’area; l’inizio, dopo l’avvenuta consegna del cantiere, dei lavori di consolidamento idrogeologico delle Regiones III e IX, ossia dell’area della città attualmente non scavata vicina a quella interessata nel novembre 2010 dal crollo della Schola Armaturarum; l’autorizzazione della procedura di individuazione delle 20 unità di personale della Pubblica amministrazione destinate alla struttura del direttore generale; l’autorizzazione della procedura di individuazione delle ulteriori 10 unità di personale necessarie alla costituzione dell’Unità Grande Pompei che si occuperà del progetto strategico di recupero dell’intera zona Unesco che investe l’area vasta da Portici a Castellamare; la convenzione tra Mibact e Finmeccanica per fornire servizi e tecnologie sperimentali di rilevamento satellitare volti a prevenire il rischio idrogeologico, migliorare l’operatività degli addetti del sito, integrare il monitoraggio dello stato di conservazione e fornire smart app per coinvolgere i visitatori nella tempestiva segnalazione di situazioni potenzialmente critiche all’interno dell’area archeologica.

[4] Le strategie messe a punto prevedono il miglioramento delle vie di accesso, il recupero dei paesaggi degradati e compromessi, la promozione di erogazioni liberali e sponsorizzazioni e forme di partenariato pubblico-privato con il coinvolgimento di organizzazioni no profit nella valorizzazione del patrimonio culturale.

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