Cucchi e Bifolco. Due casi identici ma con morali diverse

Girando sui social, per giornali e blog, l’indignazione per la sentenza di appello del caso Cucchi sembra plebiscitaria. Stefano Cucchi è morto nel 2009 a seguito di numerose e violente percosse che, ad ora, non hanno un colpevole. I fatti dicono che fu arrestato per possesso e vendita di hashish e cocaina. Per questo viene tradotto in carcere e processato per direttissima. Le avvengono in carcere.

Qualche mese fa moriva Davide Bifolco per un colpo di arma da fuoco esploso da un carabiniere. I fatti dicono che era in sella ad uno scooter con altri due amici, di cui uno alla guida: all’alt intimato dai militari per un posto di blocco, il conducente decide di tirare dritto. Nell’inseguimento il carabiniere spara e uccide Bifolco (per un approfondimento sulla questione rimando qui).
Il caso spacca subito la città di Napoli e poi il paese. Sui social, per giornali e blog, si legge che se l’era cercata, che sono cose che capitano se non ti fermi all’alt. Si aggiunge alla vulgata che fosse in compagnia di un pregiudicato (mai identificato) e che avesse un’arma (mai trovata). Tra i miei contatti di fb, un giovane e rampante politico del pd cittadino ci tiene a dire, il giorno dopo l’omicidio del giovane, che ha chiamato il comando dell’arma per “complimentarsi per l’ottimo lavoro che i carabinieri svolgono ogni giorno“. Ci si lamenta dell’italiano della madre dell’ucciso, del fatto che i ragazzi fossero senza casco e in tre sul mezzo: tutti ingredienti messi accanto alla morte del ragazzo, e sulla cui funzione argomentativa lascio al lettore le conclusioni.
I media capiscono che su questa parte dei cittadini, per nulla colpiti dall’omicidio a freddo di un minorenne, si può fare leva, e spargono servizi su chi non porta il casco a Napoli e sulla pizza malata. Qualcun’altro dei miei contatti ricorda quante persone perbene vivano al Vomero.

I casi Cucchi e Bifolco sono due effrazioni del codice penale, di entità lieve/media, entrambe punite con la morte. Nella prima l’indignazione è stata (quasi) totale (chi aveva “giustificato” la morte di Bifolco ora ha espresso un silenzio politico, o di semplice scorno, facendo parte di una ristretta minoranza); nella seconda i malumori verso le fasce in difficoltà della città sono emersi con maggiore violenza, come fiumi sotterranei che non attendono altro che esondare e travolgere anche l’animo più candido. “Non abbiamo perso nulla di che”, sembrano volerci dire questi fiumi, dinanzi al cadavere di Bifolco.

Cucchi e Bifolco sono stati uccisi per gli stessi motivi dalle stesse persone, in dinamiche non così dissimili, salvo i mezzi per ammazzarli. Eppure hanno generato due morali diametralmente opposte.

®_arch_nm_104-Copia1-297x300

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...