Cambiare tutto per non cambiare nulla. L’Archeologia all’Expo

La vicenda su questi Bronzi migranti verso l’Expo mi ha stuzzicato fin da subito. Ma non mi sono espresso fino al parere del Ministro Franceschini, che come saprete ha bocciato lo spostamento a Milano e ha ribadito la centralità della regione Calabria per i Bronzi. Viva il Ministro, allora.
La vicenda mi ha stuzzicato perché ho partecipato agli ultimi Stati Generali della Cultura promossi dal Sole 24 Ore, che potete leggere qui. Anche allora si parlò, con il Presidente del Consiglio Letta, della volontà di portare i Bronzi a Milano, perché “tutti li possano vedere“. Come saprete, la tesi è stato corroborata anche da Sgarbi, che in quanto a contesti archeologici di rinvenimento ne sa quanto io ne so di economia agraria armena del XVI secolo.
Il Sole è molto interessato ai grandi attrattori archeologici: Pompei e i Bronzi. Il resto è in secondo piano, perché privo di grande pubblico (perché sarebbe da costruire) o di riferimenti politici. E il quotidiano milanese preferisce un prodotto surgelato da scaldare e consumare subito.
Un’idea del genere l’ha pensata anche la Venaria Reale, che per riprendersi vorrebbe i due guerrieri greci e anche un po’ del Barocco italiano, per formare un outlet dell’arte.

Parlando di recente con la mia correlatrice di tesi, ho scoperto che anche l’Heraion alla Foce del Sele (sito dove ho scavato e studiato) parteciperà all’Expo, inviando alcuni reperti, così come il Caravaggio di Pio Monte della Misericordia, di proprietà privata.

Milano ha intenzione di affermarsi definitivamente come capitale d’Italia. Lo è già dell’economia e dell’innovazione, ma non accetta di non esserlo della cultura, perché priva (forse perché se n’è privata, secondo la definizione fossatesca “livida e sprofondata per sua stessa mano”) della storia di altre città italiane, che meglio hanno conservato il loro patrimonio.
E la retorica “dell’Expo occasione per tutti” risulta particolarmente stucchevole. La proposta dei Bronzi a Milano è venduta quasi come un favore fatto alla regione Calabria, alla quale si sottintende lo status di regione dimenticata, verso la quale nessuno andrà mai. Perciò, portiamo la Magna Grecia a Milano perché i calabresi non ne potranno mai parlare. E ha ragione Sgarbi quando dice che in Calabria nessuno ci vuole andare: senza infrastrutture, senza comunicazione sulla regione, senza ripresa economica, nemmeno i calabresi ci vogliono restare.

E invece è la Calabria che fa un favore a Milano, e l’amministrazione meneghina avrebbe dovuto offrire, al massimo, un premio in denaro fisso, e non su quanto i guerrieri avrebbero apportato al grande luna park disorganico che sembra voler apparire questo Expo: un condensatore della storia italiana senza raccordi e logica, al servizio di quel tipo di visitatore che vuole la pizza a Venezia, col gondoliere che canta ‘O Sole mio e l’aglio appeso agli stipiti delle porte.

L’ennesima rivoluzione statica: cambiare tutto per non cambiare nulla. Il Sud come periferia da saccheggiare.

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