Gorgoneion (la riflessione di Perseo)

Nelle diverse versioni del mito di Perseo, restano costanti alcuni punti: l’impresa eroica, la sfida, l’uccisione di un mostro. Come eroe, Perseo è un semidio. Scampa a morte certa da piccolo, e da grande riceve la sfida dal tiranno Polidette, che per le sue nozze vuole come regalo la testa della Medusa, la mortale delle tre Gorgoni. Perseo era cresciuto con la madre Danae sull’isola di Serifo, dove Polidette regnava, e ambiva alla mano di Danae, protetta dal figlio.
Perseo è un eroe, e non può tirarsi indietro, anche innanzi ad una richiesta simile.

Per vincere, però, non basta il coraggio. Deve procurarsi le armi magiche presso le Ninfe, e scoprire dove sia la Medusa. Per sapere queste cose, deve parlare con le Parche, sorelle delle Gorgoni e serve di Ade. E’ il primo degli incontri che Perseo farà con le figure dell’aldilà, della morte. Le tre sorelle hanno un solo Occhio e un solo Dente, molto affilato. A testa, tengono i due organi per vedere e difendersi. Con un solo occhio per tre sono eternamente vigili, e l’unico modo che ha Perseo per batterle è la velocità. E così fa. Con gran rapidità prende loro occhio e dente, e passandoseli di mano in mano le costringe a chiamare le Ninfe per portare le armi, e a sapere dove si nasconde la Medusa.
La prima azione di Perseo consiste nell’incontro con una sapienza scomoda, arcana, orribile, viscida. La prima azione di Perseo è sporcarsi le mani.

Le armi. La falce per tagliare le teste; la bisaccia per riporvele; i calzari alati di Hermes, che danno a Perseo la possibilità di muoversi in tutte le direzioni dello spazio, come la Medusa; l’elmo di Ade, che rende invisibili, contro un mostro che ha fatto dello sguardo la sua arma mortifera; lo scudo di Atena, lucido come uno specchio.
Armi che danno a Perseo lo stesso statuto della Medusa: poteri ultraterreni.

Il mostro. Medusa vive nel paese degli Iperborei, un luogo imprecisato dell’estremo nord, nella geografia mitica greca. Forse la Scizia, l’attuale Russia meridionale. E’ un eschatià (da eschatos, ultimo), i luoghi estremi dove abitano i mostri, simboli dell’irrazionale. Essi sono l’opposto della polis, luogo dei nomoi, le leggi degli uomini, dove le cose accadono secondo un ordine preciso, il logos.
Medusa rivolge l’ordine naturale delle cose: pietrifica con lo sguardo, partorisce dalla gola (invertendo i ruoli degli orifizi vaginali e orali), porta la lingua fuori la bocca, come un fallo delocalizzato.
La Medusa è ciò che puoi trovare solo alle estremità della ragione, di cui è nemica.

Il resto del mito è noto. Coi calzari, Perseo arriva veloce nel paese di Medusa. Con l’elmo può entrare nell’antro senza essere visto. Con lo scudo, può camminare all’indietro, così da vedere riflesso il volto del mostro.
Il mostro è in un antro, luogo senza luce come la Notte. Nell’oscurità, sorella della morte, noi non vediamo e non siamo visti, assumendo uno status di morte. Perseo va in contro all’ennesimo evento irrazionale della sua avventura: vivere in uno status da morto, con l’elmo di Ade che fa sparire agli occhi degli altri, così come la morte ci fa sparire dalla vita degli altri.

Ciò che mi colpisce del mito, leggendolo nelle parole di Vernant, è il ruolo della parola “riflettere“. Perseo riflette il volto di Medusa dormiente nello scudo di Atena, e la decapita.
Lo scudo si trasforma in uno specchio, un mezzo per vedere un mostro impossibile da guardare negli occhi. La riflessione, in tutti i sensi, diventa l’arma contro l’abominevole essere, nel cui sguardo pietrificante si rischia di vedere il proprio doppio irrazionale, la parte di se non controllata dalle briglie del logos, e dunque che può terrorizzarci, pietrificarci dalla paura.
Lo scudo permette di vedere la Medusa in modo diverso, speculare, deformandola nella sua superficie concava, inquadrandola in uno spazio definito. L’unico di modo per guardare un mostro del genere è vederlo come non è, ridurlo a leggi precise, incastrarlo in processi noti. E’ il ruolo della riflessione, d’altronde.
La riflessione la consente lo scudo di Atena, la dea nata dalla mente di Zeus, patrona delle città, luoghi degli uomini e delle leggi, dove le cose avvengono secondo un ordine controllabile. Ciò che non avviene negli eschatià, dove paure e pulsioni sono mostri indomabili.
Tornando dalla sua impresa, Perseo vincerà anche Dioniso e il suo tiaso di satiri e menadi: esseri irrazionali che sono sottomessi alle pulsioni, che il vino lascia che emergano.

Perseo ha il coraggio e le armi per scendere nelle profondità delle più temibili paure. Sa che per domarle e vincerle, non vanno viste negli occhi, dove ci spoglierebbero di ogni arma, ma sa che vanno riflesse, e quindi decapitate.
E da esse possono nascere forze che non immaginavamo di avere. Come dal sangue di Medusa nasce Pegaso.

 

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One thought on “Gorgoneion (la riflessione di Perseo)

  1. Domanda per conto terzi (dove i terzi sarebbero poi la mia padrona di casa, studiosa di mitologie comparate, purtroppo non italofona). Nessuna idea sulla provenienza della gorgone nella fotografia a fondo post (o, se non sulla provenienza, sulla sua locazione attuale?)

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