Il nuovo canone dei poeti greci

Sotto questa scorza di archeologo, c’è un filologo. Non pago di aver fatto il liceo classico, ho ottenuto la laurea in lettere classiche, e i quasi 25 esami di greco e latino hanno avuto effetti devastanti su di me, come questo post in parte spiega. 
Ad ogni modo, questo mio umilissimo contributo (già noto ad alcuni colleghi di allora) è solo un piccolo tassello di ricerca archeologica e letteraria che spero possa avere ulteriori sviluppi nella disciplina. 

Proprio in questi giorni le sabbie del deserto egizio hanno portato alla luce un documento che rivoluzionerà i libri di scuola e l’intero pensiero occidentale. Infatti è stato ritrovato un papiro, databile di IV sec. d. C. nella regione egiziana di Qas-an-Dhrin, in cui sono elencati per la prima volta i 10 più importanti poeti greci dell’antichità. Il documento, ritenuto assolutamente attendibile dagli studiosi, presenta anche una piccola descrizione di ognuno di questi illustri savi che son giunti sino a noi come testimoni del passato.

Ecco la lista e le descrizioni.

Pollicione da Rodi

Il primo di questi autori, nasce a Rodi all’inizio del III sec. a.C. Pollicione si distingue soprattutto per i suoi epigrammi raccolti dagli alessandrini in un testo chiamato “alluce”. Pollicione fu anche il primo ad introdurre un indice nei libri.

Pandoro di Siracusa

Nativo della Gallia Veneta, è un celta che ben presto abbandona le nebbie del Nord per trasferirsi nella assolata Magna Grecia. Lì viene a contatto con il mondo siculo che fonde con la sua origine barbara; ne nasce un’opera culinaria, il de re coquinaria, nel quale il punto più alto è raggiunto quando spiega un dolce di sua invenzione, che da lui prende il nome. Tuttavia la sua fine fu triste: fatto assaggiare il proprio dolce al tiranno di Siracusa, Dionigi, Pandoro fu messo a morte perché era immangiabile. In mancanza di zucchero, infatti, dato che la barbabietola da zucchero ancora non era conosciuta, cosparse il dolce di miele, e il risultato fu pessimo.

Zampone da Lenticchie

Poeta epico, Zampone è discepolo di Pandoro, del quale continuerà la vena culinaria. Zampone infatti compone poemi ed epili per la festa che si tiene nel mese di Januarius, in cui si celebra l’anno nuovo.
Il contenuto è spesso simposiaco, dove dinanzi a fumanti piatti i suoi eroi discorrono e compiono epiche gesta. Tuttavia fu criticato già presso gli antichi per via dell’eccessiva pesantezza dei suoi scritti.

Vagone da Traìno

Autore di inizio II secolo, Vagone di certo sembra essere una testa sopra le altre, nel suo campo. Geografo, precede Strabone nella stesura della Periegesi della Terra, fatta, si dice, a bordo del suo carro meccanico.
Vagone descrive tutto ciò che vede nel suo immenso viaggio: animali, piante, uomini, paesaggi.
Tuttavia il congegno meccanico, causa mancanza delle rotaie, ebbe scarso successo: ben presto si ruppe e rimase fermo nella regione di Traìno; lì, legò allora quattro cavalli al carro e riprese il suo viaggio. Morì deragliando.

Pappone Siculo

Altro esponente della Magna Grecia, Pappone è un poeta contemporaneo di Vagone.
Nato a Troia, si trasferisca però in Sicilia in tenera età, dove resterà per tutta la vita.
Autore prevalentemente di carmi erotici, abbina l’attività poetica a quella di lenone.
Nelle sue opere il protagonista è spesso un don giovanni che grazie al suo charme conquista le donne più belle dell’elite delle polis greche. Si dice che sedusse persino la moglie dell’imperatore Quinto Decimo Ottavo, Zoccoleia, e che per questo fu evirato. Perso l’elemento ispiratore, si suicidò gettandosi dalla rupe Tarpea.

Infibulo d’Imene

Allievo di Pappone, nonché nipote, Infibulo si dimostra un poeta erotico di valore inferiore allo zio. Sebbene scriva carmi nuziali, l’elemento sacro e gioviale viene meno lasciando spazio ad una più cruda descrizione della notte di nozze. Si pensa che i suoi soggiorni sull’Eufrate e in Partia abbiano influito negativamente sulla psiche del giovane poeta che sembrava essere ossessionato da un unico oggetto, che vedeva sempre, comunque e dovunque, fino ad essere il protagonista assoluto di ogni poesia.

Propano l’Iquido

All’alba del primo secolo, invece, sgorga la vena poetica di Propano. Detto anche il Cloro, per via del colore verdastro della sua pelle, dovuto a strane particelle contenute nel suo sangue, si dimostra un poeta scoppiettante e focoso; ironico, sagace e salace, Propano non esita ad attaccare la società del suo tempo con un linguaggio aereo e nebuloso. Tuttavia, nel finire della sua carriera, il suo stile perse di velocità e acquistò di potenza, divenendo più scorrevole, liscio, liquido, e firmando i suoi scritti con la sigla GPL (Genio di Propano l’Iquido).

Càstrato il Giovane

Figlio di Càstrato il Vecchio (anche se molti dubitano di questa paternità), fu poeta prolifico alla corte del Gran Re di Persia, Serse Cosmi. Durante i giochi sportivi indetti dallo stesso Re, gli fu affidata la lettura dei suoi componimenti; essendo purtroppo di voce bassa e fievole, risultò ridicolo al pubblico che rise di lui e del Re. Serse, in una delle sue solite sfuriate, lo fece evirare e lo mise come eunuco nel suo harem. Da allora scrisse strofi saffiche sui suoi amori inconcludenti.

Òbeso di Strutto

Nato in Asia Minore, si distingue per l’opulenza dei suoi scritti. Frequentò spesso la casa dei discendenti di Pandoro e di Zampone, apprendendo molto della loro poetica, seppure non dal punto di vista “creativo” ma più “recettivo”. Autore attento alla forma, compose un numero enorme di versi, soprattutto di ambientazione simposiaca. La sua passione per il cibo lo portò però ad una morte prematura, a causa d’una grande abbuffata a casa delPatronus romano Ciccio Porcio Crasso.

Napòlide Expositòs

Ultimo della lista, visse al tempo di Cristo. Originario di Cuma, prima colonia greca d’Italia, discendeva da uno dei fondatori di Parthenope. Tuttavia lasciò ben presto la città a causa di alcuni problemi: Napòlide fu infatti il primo poeta disoccupato della storia. Girò il mondo senza una meta fissa, vivendo d’espedienti, essendo più un bardo che un vero e proprio poeta da tavolino; di piazza in piazza amava improvvisare versi, spesso vestito di bianco e con una maschera nera, dando il tempo al suo ettametro (fu l’unico a riuscire ad aggiungere un piede all’esametro, avendolo preso “in prestito” ad un altro esametro, che divenne pentametro) con nacchere o tamburelli. I suoi carmi esprimono tanto l’allegria e la felicità, quanto la tristezza della sua condizione raminga, che lo portò però ad essere amato per la sua bontà d’animo.
Della sua fine non si sa nulla. Le ultime tracce lo vedono alle prese con Augusto ad Atene, mentre cerca di vendergli l’Acropoli, dichiarandola di sua proprietà. Secondo alcuni si pensa abbia preso soggiorno a Capri per finire lì suoi giorni.

pericle

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3 thoughts on “Il nuovo canone dei poeti greci

  1. noooooooo finiranno con l’essere i “poeti” che memorizzerò meglio…..meno male che ho sostenuto quell’esame da ormai ben due anni ^_^

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