Vivere è maleducazione – vita da neolaureati

Se sei un neolaureato, e non hai santi in paradiso (o in dipartimento), in genere spedisci curricula a decine ogni settimana. Se sei un tipo sveglio, segui una ventina di siti e pagine, e produci un cospicuo numero di lettere motivazionali, da associare al CV. Non pago, poiché hai anche un’altissima formazione (laurea specialistica + specializzazione o dottorato o master, o combinazioni varie), parli anche un paio di lingue, e spedisci all’estero le tue imploranti richieste.
Sai anche come si faccia un curriculum e una lettera motivazionale, e ne costruisci a iosa, su misura per i tuoi obiettivi.

Per cento curricula, in genere, arrivano 2 o 3 risposte (almeno per i laureati in materie umanistiche), in cui l’azienda/ente/associazione ti rende la grazia di partecipare ad un colloquio.

Se fate questa attività da un po’ di tempo, vi sarete resi conto che:

A)     Chi risponde, positivamente o meno, sono perlopiù i contatti stranieri, che vi ringraziano anche e mettono il CV da parte per un possibile futuro con loro.

B)      Gli italiani rispondono solo se l’esito è positivo (il che implica che abbiano persino letto la vostra mail, caso rarissimo).

Arrivati al colloquio, gli stranieri, sono alquanto informali ma molto gentili. Se rispondete ad una richiesta di lavoro, allora già conoscete il vostro stipendio. Altrimenti, se la vostra è una candidatura spontanea, lo stipendio vi verrà comunicato durante il colloquio.

Gli italiani in genere cominciano in modo molto amichevole e ti presentano il lavoro con una discreta esaltazione, in modo informale. Non si parla di soldi, né se ne parlerà.  E’ cattiva educazione parlare di stipendio. In genere, se il tono è quello di un piacere da fare, piuttosto che di un lavoro, non vedrete un euro. Altrimenti possono anche mettervi sotto torchio, ma si saprà solo un attimo prima della firma quanto avrete il diritto di guadagnare.

In Italia, sapere quanto si è stipendiati è una richiesta veniale, volgare, fuori luogo. Tu sei lì per la passione e l’entusiasmo, e saresti disposto ad essere schiavizzato pur di lavorare in quella splendida realtà aziendale.

Per l’estero chiedere informazioni sul compenso è un sacrosanto diritto. Perché lavori anche, e soprattutto, per mettere il piatto a tavola.

In Italia no, e non c’è crisi che tenga. Voler vivere, in Italia, è maleducazione.

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4 thoughts on “Vivere è maleducazione – vita da neolaureati

  1. sempre e comunque la sincerità…o l’amore è una scurreggia nel cuore..qualsiasi cosa si dica ad un colloquio il risultato è più o meno sempre lo stesso! “le faremo sapere..” Ci sono invece colloqui che potrebbero finire peggio http://ladisoccupazioneingegna.wordpress.com/2013/10/17/non-dire-contratto-se-non-ce-l-hai-nel-sacco/. vivere in Italia non maleducazione è una maledizione…credo che se l’italia non fosse abitata da italiani sarebb una paese migliore. 🙂

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