Alessandro, il soldato e il patriarca.

Un anno fa era domenica, e c’erano quasi dieci gradi in più ad oggi.

Presi un bus e arrivai a Palaio Faliro, a sud di Atene. Lì trovai facilmente ciò che ero andato a cercare: la chiesa di Agios Aléxandros, Patriarca di Costantinopoli, morto nel 336. Non è il santo patrono di Bergamo, ricordato in quel giorno, ma viene celebrato due giorni dopo.
Fuori l’ekklesia vi era il pope, e appurammo subito che lui non parlava altro che greco, e io parlavo pochissimo greco. Con difficoltà e imbarazzo, ciancicai qualche parola ellenica: “…ego ine alexandros…ego ine catholikòs…ke simerà ine agios alexandros catholikòs…ke…afti ine ekklesìa tou agios alexandros…”. Non so per quale miracolo, forse per intercessione dello stesso patriarca mio omonimo, il pope capì. O forse fece finta.
Ad ogni modo, il pope chiamò un ragazzo poco più alto di me, sulla trentina ma con calvizie già incalzante. Apostolou, si presenta. Con un sorriso sincero e che non abbandona mai il suo volto, mi spiega la chiesa, mi fa fare il tour. Mi chiamo Alessandro come il Patriarca, e, sebbene ora sia in esilio a Faliro, borgo ateniese, ma sempre a capo di una patriarcato importante, merito una guida personale.

Mi illustra l’architettura, che richiama la Santa Sofia turca, nostalgia di quando era città di greci e romani, e dove per prima la croce si appose sul globo terracqueo. Mi mostra le icone, baciate da alcune signore che girano per la chiesa. Al centro Alessandro, poi altri santi, coperti d’oro e d’argento, come si vuole qui in oriente. Il pope ci segue, chiede delle cose ad Apostolou, che gli risponde in greco. Mi guarda sorridente e divertito: gli piace che faccia domande sulla chiesa, che scatti foto. Spiego loro che il santo cattolico era un legionario, un guerriero convertito. Ma per Apostolou non fa differenza: ortodossi e cattolici, mi spiega, fanno solo finta di essere diversi, per cultura e non per sostanza della fede. Gli dico che ha ragione.

Per la chiesa ci sono alcuni inservienti con stracci, secchi, aspirapolvere. Apostolou mi spiega che fra due giorni ci sarà la festa, e sono invitato. Il pope mi consegna diversi foglietti e un libricino di preghiere, tutto in greco. Li rassicuro che il greco scritto lo capisco, anche se con lentezza, scavando nelle parole antiche, ipotizzando le evoluzioni grazie ai pochi dati di linguistica che possiedo. Il pope mi chiede anche dell’Italia, e di Berlusconi, e di come facciamo a tenerlo ancora tra i piedi. Ha lo sguardo stupito, come Apostolou: una terra tanto colta, centro cristiano mondiale, col più zotico cacicco al governo. Faccio spallucce, un po’ mi vergogno, e gli spiego che capisco meglio le pietre, i mattoni, le statue e le icone che gli uomini della mia terra. E conveniamo tutti e tre che sia così, per tutte le terre.

Li saluto, dopo aver imparato tanto e forse non ridato abbastanza. Prima di andarmene, chiedo ad Apostolou un luogo per fare il bagno: ora che sono stato coi santi, ho bisogno della mondanità infernale per tornare uomo, sentire la carne. E’ contento d’indicarmi una spiaggia, facilmente raggiungibile col tram. Lì fuori incontro una ragazza bassina e dai ricci castani: le chiedo informazioni sul lido, su come si acceda. E’ contenta di aiutarmi, e come me andava da sola a mare. Di lì a poco saremmo diventati amici. Parla per me con il lido, e facilmente mi ritrovo sullo sdraio, a condividere la prima delle usanze greche in estate: il caffè freddo. Grazie all’inglese parliamo di molte cose, ma quando c’è incomprensione si ricorre al greco antico (con pronuncia diversa, s’intende), essendo entrambi laureati in lettere classiche. Maria, così si chiama, è la prima delle porte che incontrerò per entrare in Grecia.

A fine giornata il mare sembra anch’esso ritirarsi, e saluto Maria, con quel che resta del caffè, che qui è uso berlo lentamente, perché duri ore.
Nel tram ripenso ad Alessandro, Apostolou, il pope e Maria. Ed anche ad Alessandro di Bergamo, il legionario che, in quel giorno, fu messo un po’ da parte. Ma non se la sarà presa: quel giorno conobbi molti santi, praticanti di ospitalità, e mi sentii pellegrino adottato, ora dalla croce, ora dal mare.

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